Siamo ancora a metà del guado, o anche meno.
A me questa cosa della fine dei giornali, dei libri, o di chi finirà prima, non convince poi tanto.
Anche il fatto della ricerca della qualità (vedi venicesession4, intervento di Luca Sofri) non mi pare così dirimente, basta vedere il degrado della TV e la sua preponderanza nella dieta mediatico-informativa. E non venitemi a dire “è un complotto del solito Berlusconi” perché fatico a crederci.
Non sono convinto delle magnifiche sorti progressive del Kindle o di altri e-book. A parte il fatto delle “sensazioni” cartacee, portarmi in spiaggia (sì, è sempre il solito esempio) un affare che mi costa l’iradiddio e potrebbe venire devastato da un po’ di sabbia non mi sconfiffera.
Vero invece che il giornale di carta va su una bruttissima china. E il vezzo dei giornalisti, quasi l’orgoglio, di dire che “il giorno dopo ci si incarta il pesce” non regge quasi più. A parte il fatto che il pesce non lo si incarta col giornale da un bel pezzo, adesso i giornalisti della carta stampata agognerebbero di vedere in giro i loro quotidiani, anche sui banchi del pesce, del fritto, del pane. E invece vedono poche copie regalate sui banconi del gelato del bar, e neanche quelli. Ecco, in questo settore, forse, complici telefonini, computer e wifi, potrebbe esserci lo “switch” dalla carta al digitale totale. Che ci vuole, chessò, a distribuire nei bar dei visori con le notizie che scorrono o con l’ultimo pdf, cappuccino-touch screen e via?…
A parte la qualità delle cose scritte, poi, è proprio la grafica di un giornale a non attirare proprio più: il “mosaico” di titoli, griglie, foto, piazzati secondo i vecchi canoni grafici è diventato sempre più un guazzabuglio. Certi giornali (come, ahimè, il Gazzettino) si sono ridotti cercando di infilare in mezza pagina quel che ce ne stava su una, creando una confusione che rende più bello anche l’ultimo dei free press.
Anche qui, comunque, la questione non è la digitalizzazione o meno dei contenuti. Se ci pensiamo bene, se uno fa un copia-e-incolla maldestro di scemenze, poi lo fa stampare su carta o lo carica sul web, a parte i costi, sempre pessima roba è.
Che ci mettiamo, nei giornali, è la domanda da farsi. In teoria dovrebbero starci notizie, anche se l’andazzo italiano è quello di togliere le notizie e metterci commenti, o “sparate” sempre più grosse, siano esse gossip, maldicenze, dileggiamenti o ipotesi fantascientifiche. Se si prosegue, altro che dicotomia carta/web: qui non resterà più niente.
E mi sa che non c’è ancora una sintesi efficace.



