Niente
1 week ago
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L'obiettivo sbagliato

Quando leggo post come quello di Sergio Maistrello capisco anche le stupide obiezioni di chi, fuori dal “gruppo”, spara contro l’Ordine. O meglio, ne capisco la rabbia. Così come non accetto sparate come quelle dette ridacchiando all’ultima Venicesession, di un Ordine definito “associazione per delinquere”.

Però quel che Sergio e altri non colgono è l’obiettivo giusto. Voglio dire che la rabbia dei “blogger” è la stessa dei giornalisti e dell’Ordine stesso, che da decenni chiede riforme, che da anni ha adottato una proposta che giace nei cassetti della politica.

E’ forse “colpa” dei giornalisti - che almeno hanno in parte liberalizzato l’accesso alla professione, tirando le maglie della vecchia e inadeguata legge - la mancanza di professionalità della categoria? O non è forse colpa degli editori e dei politici (e guarda caso di chi è editore e politico insieme), che hanno usato e usano ancora una legge per infilare nei giornali raccomandati, incapaci, servi e sfruttare giovani bravi?

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1 week ago
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Siamo ancora a metà del guado, o anche meno.

A me questa cosa della fine dei giornali, dei libri, o di chi finirà prima, non convince poi tanto.

Anche il fatto della ricerca della qualità (vedi venicesession4, intervento di Luca Sofri) non mi pare così dirimente, basta vedere il degrado della TV e la sua preponderanza nella dieta mediatico-informativa. E non venitemi a dire “è un complotto del solito Berlusconi” perché fatico a crederci.

Non sono convinto delle magnifiche sorti progressive del Kindle o di altri e-book. A parte il fatto delle “sensazioni” cartacee, portarmi in spiaggia (sì, è sempre il solito esempio) un affare che mi costa l’iradiddio e potrebbe venire devastato da un po’ di sabbia non mi sconfiffera.

Vero invece che il giornale di carta va su una bruttissima china. E il vezzo dei giornalisti, quasi l’orgoglio, di dire che “il giorno dopo ci si incarta il pesce” non regge quasi più. A parte il fatto che il pesce non lo si incarta col giornale da un bel pezzo, adesso i giornalisti della carta stampata agognerebbero di vedere in giro i loro quotidiani, anche sui banchi del pesce, del fritto, del pane. E invece vedono poche copie regalate sui banconi del gelato del bar, e neanche quelli. Ecco, in questo settore, forse, complici telefonini, computer e wifi, potrebbe esserci lo “switch” dalla carta al digitale totale. Che ci vuole, chessò, a distribuire nei bar dei visori con le notizie che scorrono o con l’ultimo pdf, cappuccino-touch screen e via?…

A parte la qualità delle cose scritte, poi, è proprio la grafica di un giornale a non attirare proprio più: il “mosaico” di titoli, griglie, foto, piazzati secondo i vecchi canoni grafici è diventato sempre più un guazzabuglio. Certi giornali (come, ahimè, il Gazzettino) si sono ridotti cercando di infilare in mezza pagina quel che ce ne stava su una, creando una confusione che rende più bello anche l’ultimo dei free press.

Anche qui, comunque, la questione non è la digitalizzazione o meno dei contenuti. Se ci pensiamo bene, se uno fa un copia-e-incolla maldestro di scemenze, poi lo fa stampare su carta o lo carica sul web, a parte i costi, sempre pessima roba è.

Che ci mettiamo, nei giornali, è la domanda da farsi. In teoria dovrebbero starci notizie, anche se l’andazzo italiano è quello di togliere le notizie e metterci commenti, o “sparate” sempre più grosse, siano esse gossip, maldicenze, dileggiamenti o ipotesi fantascientifiche. Se si prosegue, altro che dicotomia carta/web: qui non resterà più niente.

E mi sa che non c’è ancora una sintesi efficace.

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2 weeks ago
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Prime idee

Di ritorno (!) dalla Venicesession4, che ha tracciato - anche - un panorama desolante del giornalismo e dell’informazione in genere, Sergio era pensoso e silenzioso, come al solito. Poi ha sfornato FactCheck.it

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3 weeks ago
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A margine del calzino

Ovviamente, l’autrice del “servizio” sul giudice Mesiano è assunta con contratto a tempo determinato, quindi più ricattabile se avesse detto no.
La vicenda sta causando qualche terremoto interno e più di qualche maldipancia tra i giornalisti delle testate Mediaset. Uno dei membri del Cdr di Videonews (le testata da cui dipende la trasmissione che ha mandato in onda il filmato) si è per questo dimesso dalla carica.

Nessuna novità dall’Ordine?

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Sono questi i casi in cui il pezzo non si deve scrivere e basta: anche se gli anonimi ti hanno detto davvero quelle cose, e anche se il direttore lo vuole, quel pezzo, e anzi ne è entusiasta. E se proprio per conservare il posto di lavoro e mantenere la famiglia devi scriverlo, il pezzo, puoi cercare da qualche parte il coraggio di aggiungere che, trattandosi di testimonianze anonime, non hanno valore alcuno e dunque le riporti per puro dovere di cronaca. E ancora, se questo non puoi farlo perché il direttore ti cancella il disclaimer, devi trovare del nuovo coraggio per dire al direttore che tu non vuoi firmarlo, quel pezzo: si assuma lui la responsabilità morale di pubblicare “prove” anonime. E se al mattino del sabato vedi quel titolo, tu che in cuor tuo sai benissimo che in questo mestiere non si possono far passare per prove dei virgolettati anonimi, puoi tentare di trovare altro coraggio per entrare nel suo ufficio e chiamarti fuori, rifiutarti da oggi in poi di farti usare in un gioco così sporco. »Piovono rane » L’inquietudine superstite di Stefano Zurlo
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3 weeks ago
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Risse da bar

Gilioli la vede così: siccome in Italia c’è un premier che ha il conflitto d’interessi, i giornali si stanno - preoccupantemente - accapigliandosi l’uno con l’altro.

Io la vedo così: siccome in Italia da 33 anni c’è anche un giornale-partito per autodefinizione, questo giornale pretende che tutti - giornali e partiti - lo seguano nella sua campagna (legittima) di critica al premier. Che, a sua volta, ha un grossissimo problema di scarsa conoscenza e rispetto per le regole democratiche (magari inadeguate, ma regole) di questo Paese. Siccome questa campagna mediatica sta segnando il passo, adesso quel giornale-partito se la prende con i colleghi che - essendo solo giornalisti - non indossano l’elmetto ma cercano solo notizie.

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1 month ago
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Ecco, se tutti noi avessimo insistito di più, se avessimo preteso certi comportamenti dalle fonti ufficiali, se avessimo messo da parte qualunque tipo di complicità con le fonti riservate, se avessimo evitato, a un certo punto, di scrivere tutto quello che veniva da un magistrato o da un poliziotto senza alcuna verifica, forse adesso qualcosa sarebbe cambiato, in Italia, sul modo di fare giornalismo. »Da un commento a Censura e responsabilità nella stampa USA: il rapporto Afghanistan e il Washington Post
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1 month ago
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Il Giornale attacca Repubblica e l’Espresso, Repubblica e il Corriere parlano del Fatto, Libero titola in prima pagina che “vogliono chiudere Libero”, il Sole24Ore intervista il direttore del Giornale, il Fatto ha quattro pagine sul Fatto, tutti parlano di AnnoZero.

“Il problema di internet è che è tutta opinioni, parlarsi addosso, attaccarsi a vicenda, e niente controllo sui fatti”

»La scomparsa delle notizie | Wittgenstein (bravo)
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1 month ago
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UGC? Per carità

Sto diventando pessimista, e le cose che mi capitano lavorando anche col web mi confermano il pessimismo.

Metti stamattina: arrestano un po’ di persone per droga, c’è il figlio di un sindaco. Vai su www.comuni-italiani.it e lo attribuiscono alla Lega. Scriviamo che il sindaco è leghista. Ci telefona la Lega, smentendo che sia nel Carroccio.

Tutte le ricerche sul web (a parte comuni-italiani) non citano l’appartenenza di quel sindaco, se non il fatto che è stato eletto con una coalizione di centrodestra.

E poi ce l’hai con i giornalisti? Va là, meglio fare una telefonata in più.

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Il fatto è che il presidente americano non ne può più dei blog «pieni solo di opinioni, privi di controllo sui fatti, gestiti da persone che gridano una contro l’altra senza un minimo di comprensione reciproca». »Soccorso al vecchio giornalismo - LASTAMPA.it
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