1 day ago
1 week ago
Ma spiegatemi per bene
Allora, pressata da Murdoch, Google accetta che, dopo 5 click, il sesto è a pagamento per chi vuole avere informazioni passando per il suo motore di ricerca. Magari bastava che passasse una parte degli introiti pubblicitari, con la stessa formula.
Boh. Ok. Immagino la levata di scudi di chi pensa a “tuttogratis”.
Ma visto che si osanna tanto Huffington, non è che la signora non faccia più o meno la stessa cosa? Il suo mega sito non è una serie di link a quelli che le notizie le producono, più una serie di blog di opinione, per razzolare pubblicità? E allora pure lei potrebbe fare un bel 5+1, magari di tasca sua, no?
2 weeks ago
via newsweek
4 weeks ago
1 month ago
Vogliamo cominciare?
Okkei, crisi dell’editoria, tutto su Internet o altri contenitori, informazione liquida.
Vogliamo dare un segno di qualità? Bene, se copi e incolli (che tu sia un blog o un sito di informazione delle testate madri) comincia a citare la fonte, anche e soprattutto quella di agenzia.
Poi vediamo chi fa le notizie e chi no.
1 month ago
1 month ago
Siamo ancora a metà del guado, o anche meno.
A me questa cosa della fine dei giornali, dei libri, o di chi finirà prima, non convince poi tanto.
Anche il fatto della ricerca della qualità (vedi venicesession4, intervento di Luca Sofri) non mi pare così dirimente, basta vedere il degrado della TV e la sua preponderanza nella dieta mediatico-informativa. E non venitemi a dire “è un complotto del solito Berlusconi” perché fatico a crederci.
Non sono convinto delle magnifiche sorti progressive del Kindle o di altri e-book. A parte il fatto delle “sensazioni” cartacee, portarmi in spiaggia (sì, è sempre il solito esempio) un affare che mi costa l’iradiddio e potrebbe venire devastato da un po’ di sabbia non mi sconfiffera.
Vero invece che il giornale di carta va su una bruttissima china. E il vezzo dei giornalisti, quasi l’orgoglio, di dire che “il giorno dopo ci si incarta il pesce” non regge quasi più. A parte il fatto che il pesce non lo si incarta col giornale da un bel pezzo, adesso i giornalisti della carta stampata agognerebbero di vedere in giro i loro quotidiani, anche sui banchi del pesce, del fritto, del pane. E invece vedono poche copie regalate sui banconi del gelato del bar, e neanche quelli. Ecco, in questo settore, forse, complici telefonini, computer e wifi, potrebbe esserci lo “switch” dalla carta al digitale totale. Che ci vuole, chessò, a distribuire nei bar dei visori con le notizie che scorrono o con l’ultimo pdf, cappuccino-touch screen e via?…
A parte la qualità delle cose scritte, poi, è proprio la grafica di un giornale a non attirare proprio più: il “mosaico” di titoli, griglie, foto, piazzati secondo i vecchi canoni grafici è diventato sempre più un guazzabuglio. Certi giornali (come, ahimè, il Gazzettino) si sono ridotti cercando di infilare in mezza pagina quel che ce ne stava su una, creando una confusione che rende più bello anche l’ultimo dei free press.
Anche qui, comunque, la questione non è la digitalizzazione o meno dei contenuti. Se ci pensiamo bene, se uno fa un copia-e-incolla maldestro di scemenze, poi lo fa stampare su carta o lo carica sul web, a parte i costi, sempre pessima roba è.
Che ci mettiamo, nei giornali, è la domanda da farsi. In teoria dovrebbero starci notizie, anche se l’andazzo italiano è quello di togliere le notizie e metterci commenti, o “sparate” sempre più grosse, siano esse gossip, maldicenze, dileggiamenti o ipotesi fantascientifiche. Se si prosegue, altro che dicotomia carta/web: qui non resterà più niente.
E mi sa che non c’è ancora una sintesi efficace.
1 month ago
1 month ago
Prime idee
Di ritorno (!) dalla Venicesession4, che ha tracciato - anche - un panorama desolante del giornalismo e dell’informazione in genere, Sergio era pensoso e silenzioso, come al solito. Poi ha sfornato FactCheck.it
2 months ago


