2 days ago
Vogliamo cominciare?
Okkei, crisi dell’editoria, tutto su Internet o altri contenitori, informazione liquida.
Vogliamo dare un segno di qualità? Bene, se copi e incolli (che tu sia un blog o un sito di informazione delle testate madri) comincia a citare la fonte, anche e soprattutto quella di agenzia.
Poi vediamo chi fa le notizie e chi no.
1 week ago
2 weeks ago
Siamo ancora a metà del guado, o anche meno.
A me questa cosa della fine dei giornali, dei libri, o di chi finirà prima, non convince poi tanto.
Anche il fatto della ricerca della qualità (vedi venicesession4, intervento di Luca Sofri) non mi pare così dirimente, basta vedere il degrado della TV e la sua preponderanza nella dieta mediatico-informativa. E non venitemi a dire “è un complotto del solito Berlusconi” perché fatico a crederci.
Non sono convinto delle magnifiche sorti progressive del Kindle o di altri e-book. A parte il fatto delle “sensazioni” cartacee, portarmi in spiaggia (sì, è sempre il solito esempio) un affare che mi costa l’iradiddio e potrebbe venire devastato da un po’ di sabbia non mi sconfiffera.
Vero invece che il giornale di carta va su una bruttissima china. E il vezzo dei giornalisti, quasi l’orgoglio, di dire che “il giorno dopo ci si incarta il pesce” non regge quasi più. A parte il fatto che il pesce non lo si incarta col giornale da un bel pezzo, adesso i giornalisti della carta stampata agognerebbero di vedere in giro i loro quotidiani, anche sui banchi del pesce, del fritto, del pane. E invece vedono poche copie regalate sui banconi del gelato del bar, e neanche quelli. Ecco, in questo settore, forse, complici telefonini, computer e wifi, potrebbe esserci lo “switch” dalla carta al digitale totale. Che ci vuole, chessò, a distribuire nei bar dei visori con le notizie che scorrono o con l’ultimo pdf, cappuccino-touch screen e via?…
A parte la qualità delle cose scritte, poi, è proprio la grafica di un giornale a non attirare proprio più: il “mosaico” di titoli, griglie, foto, piazzati secondo i vecchi canoni grafici è diventato sempre più un guazzabuglio. Certi giornali (come, ahimè, il Gazzettino) si sono ridotti cercando di infilare in mezza pagina quel che ce ne stava su una, creando una confusione che rende più bello anche l’ultimo dei free press.
Anche qui, comunque, la questione non è la digitalizzazione o meno dei contenuti. Se ci pensiamo bene, se uno fa un copia-e-incolla maldestro di scemenze, poi lo fa stampare su carta o lo carica sul web, a parte i costi, sempre pessima roba è.
Che ci mettiamo, nei giornali, è la domanda da farsi. In teoria dovrebbero starci notizie, anche se l’andazzo italiano è quello di togliere le notizie e metterci commenti, o “sparate” sempre più grosse, siano esse gossip, maldicenze, dileggiamenti o ipotesi fantascientifiche. Se si prosegue, altro che dicotomia carta/web: qui non resterà più niente.
E mi sa che non c’è ancora una sintesi efficace.
2 weeks ago
2 weeks ago
Prime idee
Di ritorno (!) dalla Venicesession4, che ha tracciato - anche - un panorama desolante del giornalismo e dell’informazione in genere, Sergio era pensoso e silenzioso, come al solito. Poi ha sfornato FactCheck.it
1 month ago
1 month ago
2 months ago
3 months ago
Bussole
Mi sono sempre detto, e mi hanno sempre detto, che il giornalista ha il dovere/potere di fornire ai cittadini informazioni perché essi si possano formare un giudizio sulle cose. Non tacere niente, nemmeno le cose per lui scomode, tantomeno per i potenti.
Questo “dovrebbe” essere.
Nel nostro Paese - non so all’estero - invece che alimentare il giudizio la categoria giornalistica punta invece ad alimentare i pre-giudizio. Intendiamoci, non che io (e tutti) non abbia idee, ideali, ideologie, credenze, simpatie. Il problema è che i giornalisti ormai seguono solo quelle, fanno da amplificatori delle loro fonti e simpatie, politiche, giudiziarie, economiche, culturali o sportive che siano.
Non parlatemi di giornalismo d’inchiesta. Il giornalismo d’inchiesta dovrebbe essere quello fatto sul posto, con i propri occhi. E ogni tanto se ne legge, e di ottimo.
Invece stiamo diventando postini (con tutto il rispetto). Postini di quel che ci passano, siano veline, soffiate, tesi, atti della magistratura o degli avvocati. Dove vanno a finire le “campagne di stampa”? Dove andrà a finire la storia delle escort? Com’è andata a finire Cogne? Garlasco? Tangentopoli? Trame nere? Mafia? Moggi? Eltsin (ve lo ricordate…)? Risparmiatemi, per favore, gli slogan sulle “stragi di Stato”, il complotto delle toghe, i Servizi deviati…
Ogni tanto c’è qualche “novità” di cui si fa corifeo acritico qualche “grande firma”, qualche grande inviato-grande postino. Si dice di trame, di retroscena, di novità, ma solo perché qualcuno ha mandato un pacchetto a chi ha promesso di copia-e-incollarlo. Senza memoria, senza analisi, partito preso e via.
Così c’è chi ha sempre ragione (i Travaglio, i Belpietro), chi ghigna e vada come vada (i Ferrara).
E c’è una professione che dovrebbe essere l’analisi intellettuale delle cose per chi non ha possibilità di farlo, una voce di chiarezza e di dubbio metodico sulla cose della terra e della vita. Una bussola che invece si sta perdendo.
La categoria dovrebbe mettersi in crisi su questo, non su Internet…


