Ma per la maggior parte della gente, il web 2.0 è basato sulle persone ma allo stesso tempo anche sulle piattaforme proprietarie planetarie. E’ giusto che sia così?
… gli editori cercano un nuovo modello di business, come hanno fatto le major. Ma gli editori hanno cominciato dando le notizie gratis in cambio di pubblicità online. Alimentando così la crescita del web. E anche Mazza a quanto pare ha visto il pezzo pubblicato dal Sole attraverso il suo sito. Le major hanno invece tentato in ogni modo di frenare lo sviluppo dello scambio creativo di musica online e hanno cominciato a cercare nuovi modelli di business solo dopo essersi accorte che la difesa del passato con gli strumenti legali non funzionava e si trasformava in una paradossale guerra contro il loro stesso pubblico. Siamo lontani da una soluzione, sia nel caso dei grandi editori tradizionali di giornali che nel caso delle major. Ma per tutte queste aziende si pone lo stesso problema: trasformarsi in qualcosa di diverso e di migliore per cogliere in modo costruttivo le opportunità offerte dalla nostra epoca. Imho.

I numeri di Gaspar

braudel:

Sostenibilità dei giornali tradizionali? Bel post di Gaspar. E bella discussione su FF.

E’ pacifico che i numeri di Gaspar ispirano molte considerazioni: perché non sono molto facili da…

Avanti, forza, continuare…

Direzione

braudel:

In questo momento, la prima riunione di redazione con il nuovo direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta.

Con quale share?

Che vve frega?

Importa qualcosa di un “creativo” che spara una cavolata (tra l’altro, non mi sembra nemmeno sia stato il primo…)? Questo intende Paolovalde.

A me viene da pensare che l’ecosistema creato dai blog e da internet sta in questo momento trattando migliaia di “cose” - chiamiamole informazioni - di rivoli di conoscenza, che vanno sì dalla cavolata, ma toccano - che so - la fisica subnucleare, i Tokyo Hotel, la foto dei bimbi a scuola, il nonno in Australia, un terremoto in India…

Nell’ecosistema (di confusione, direbbe Luca De Biase) di massa ci si concentra su due-tre (o dieci o trenta o cento) cose “rilevanti” da indicare alla “Pubblica opinione”. Ma coloro che - per tradizione - sono stati incaricati di segnalare le “notizie” si fanno sviare dai propri interessi-inserzionisti-creativi-uffici stampa.

Fanno male gli uni o gli altri? No, non credo. Fanno cose diverse, che a volte si possono nutrire reciprocamente, magari mantenendo un atteggiamento di attenzione critica e non di scomunica reciproca.

Quindi, chi se ne frega delle fregnacce del creativo? Bè, se dice degli spropositi (e che spropositi) forse è meglio se qualcuno glielo fa notare. Così, tanto per farlo scendere dallo scranno su cui si è auto-installato.

Ma la notorietà che cos’è? Un tempo forse si poteva pensare che fosse causa di potere o di ricchezza e non un valore in sé. Invece sta diventando tale. Perché? Forse perché siamo in un ambiente inquinato dal punto di vista dell’informazione, nel quale non si distingue tra idee buone e idee sbagliate, notizie verificabili e campagne di stampa, interpretazioni fondate e strumentalizzazioni manipolatorie: ma si è perfettamente in grado di capire se si è dentro o si è fuori dall’élite mediatica. Se si è dentro si esiste, se si è fuori non si esiste.
E’ come se la propria esistenza per gli amici e i conoscenti, per le persone con le quali si ha a che fare, non fosse sufficiente: fosse un’esistenza di serie B. Mentre quella mediatica fosse un’esistenza più reale e importante, anche se in effetti rischia spesso di essere spersonalizzante e manipolabile.
Luca De Biase (via groucho)

Verissimo. E il fenomeno è sempre più dilagante, ahimé. (via placidiappunti)
"Ma per la maggior parte della gente, il web 2.0 è basato sulle persone ma allo stesso tempo anche sulle piattaforme proprietarie planetarie. E’ giusto che sia così?"
"… gli editori cercano un nuovo modello di business, come hanno fatto le major. Ma gli editori hanno cominciato dando le notizie gratis in cambio di pubblicità online. Alimentando così la crescita del web. E anche Mazza a quanto pare ha visto il pezzo pubblicato dal Sole attraverso il suo sito. Le major hanno invece tentato in ogni modo di frenare lo sviluppo dello scambio creativo di musica online e hanno cominciato a cercare nuovi modelli di business solo dopo essersi accorte che la difesa del passato con gli strumenti legali non funzionava e si trasformava in una paradossale guerra contro il loro stesso pubblico. Siamo lontani da una soluzione, sia nel caso dei grandi editori tradizionali di giornali che nel caso delle major. Ma per tutte queste aziende si pone lo stesso problema: trasformarsi in qualcosa di diverso e di migliore per cogliere in modo costruttivo le opportunità offerte dalla nostra epoca. Imho."
Che vve frega?
"Ma la notorietà che cos’è? Un tempo forse si poteva pensare che fosse causa di potere o di ricchezza e non un valore in sé. Invece sta diventando tale. Perché? Forse perché siamo in un ambiente inquinato dal punto di vista dell’informazione, nel quale non si distingue tra idee buone e idee sbagliate, notizie verificabili e campagne di stampa, interpretazioni fondate e strumentalizzazioni manipolatorie: ma si è perfettamente in grado di capire se si è dentro o si è fuori dall’élite mediatica. Se si è dentro si esiste, se si è fuori non si esiste.
E’ come se la propria esistenza per gli amici e i conoscenti, per le persone con le quali si ha a che fare, non fosse sufficiente: fosse un’esistenza di serie B. Mentre quella mediatica fosse un’esistenza più reale e importante, anche se in effetti rischia spesso di essere spersonalizzante e manipolabile."

About:

Follow niente on Twitter Iscriviti a me su FriendFeed

Following: