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Il fallimento di un Progetto Culturale

Alla faccia di chi dice che la Chiesa esercita un’egemonia culturale in Italia, io credo che ci sia da registrare il clamoroso fallimento del grande progetto culturale lanciato per gli anni 2000 dalla CEI durante la presidenza Ruini.

Eravamo partiti negli anni ‘70 e ‘80 - ricordo dalla mia personale esperienza di impegno diocesano - con progetti e convegni legati allo stile di evangelizzazione (“… e promozione umana”) o alla vita di comunità (Comunione e comunità). Si era accusati di fare una predicazione avulsa dal mondo.

Dietro la pressione presenzialista di certi movimenti (CL in testa) si è quindi arrivati al convegno di Verona del 2006 in cui si rimarcava la “Testimonianza” (clamorosa la contestazione tutta politica all’allora premier Prodi). Si diceva di “cattocomunisti”, si paventavano i cosacchi a San Pietro…

Ebbene, ora l’Italia è adesso un luogo in cui sono emerse xenofobia, razzismo, paganesimo familista, violenza, non sono state sconfitte corruzione, mafia, camorra. Si agita il crocifisso e si definiscono Imam i cardinali…

E allora si torna a parlare di Dio oggi, in un convegno forse ancor più indecifrabile ed elitario.

Feltri rimangia all’inizio di dicembre lo schifo prodotto a fine agosto e la scena è per stomaci forti. Conoscendo il suo disinteresse possiamo stare certi che si tratta di soldi: ritratta e loda per non pagare o per pagare di meno.
Su Feltri su Boffo e su di me - Luigi Accattoli
In Italia, la sentenza è un anticipato regalo di Natale al nostro presidente del Consiglio, cui viene offerta una imprevista e gratissima occasione di presentarsi nelle vesti a lui invero poco consone, di difensore della fede, dei valori tradizionali, della famiglia, del matrimonio, della fedeltà, che quell’uomo in croce è venuto a insegnare. È venuto per tutti, e dunque anche per lui, ma questo regalo di Natale non glielo fa Gesù bambino bensì piuttosto quel rubizzo, giocondo e svampito Babbo Natale che fra poche settimane ci romperà insopportabilmente le scatole, a differenza di quel nato nella stalla.

Fuoco amico

Perché Dino Boffo, nella sua lettera di dimissioni, parla di essere stato vittima di “un opaco blocco di potere laicista”?

Si tratta di una definizione che - almeno per quel che ne so - si attaglia più a un campo diverso da quello da cui sono partiti gli attacchi: più a Repubblica che al Giornale, più a Scalfari che a Feltri.

Perché Boffo non se la prende con un blocco di potere postfascista o berlusconiano? Perché si ostina a cercare nemici a sinistra? E anzi, ricorda di aver “sempre rispettato il responso elettorale espresso dai cittadini, non mettendo in campo mai pregiudizi negativi, neppure nei confronti dei governi presieduti dall’onorevole Berlusconi”?

Queste precisazioni suonano di mettere le mani avanti, di ricordare e quasi incutere pietà negli “amici” che lo hanno proditoriamente colpito. Che non si fa così con chi è sempre stato benevolo.

Oppure un riflesso condizionato verso un nemico che stavolta ha solidarizzato con lui. Boffo è stato un esponente di punta di una Cei ferocemente anticomunista - anche quando il comunismo non c’era più - indulgente più con un Berlusconi libertino che con il cattolico Prodi.

Sarà anche per questo che, in campo ecclesiale, ci sono parole ma anche molti silenzi.

Se la Chiesa interviene per difendere la vita, minacciata da aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche, o la famiglia fondata sul matrimonio, la “Chiesa del silenzio” viene invocata dai radicali e dalla sinistra. Se, al contrario, difende la dignità degli immigrati, allora è la Lega a volere il silenziatore. Stupisce, da una parte e dall’altra, l’invito alla Chiesa e ai suoi rappresentanti a non occuparsi di ciò che succede nel Paese e badare solo a “ciò che le compete”. Come se la difesa della dignità di ogni vita umana (dal bambino condannato a non nascere allo straniero inghiottito nel mare oltre che nell’indifferenza generale) non fosse di sua competenza.

A chi sostiene che compito della Chiesa è la carità, quello dei governanti far rispettare le leggi, ricordiamo che dovere dei cristiani è denunciare come ingiuste le conseguenze di leggi che violano l’uguaglianza e i diritti fondamentali di ogni uomo. La logica del Vangelo non ammette silenzi. La reticenza può salvare equilibri politici, ma non tacitare la coscienza. Sì a compromessi realistici, ma non al prezzo della dignità.

Perche’ qualche collega non va a Terni a parlare con i protagonista della vicenda Boffo, cioè il marito della signora molestata nonché la stessa che lo denunciò?

Una domanda (non 10)

- Chi è “Sua Eccellenza”?

Tratteremo con la Segreteria di Stato al momento opportuno. Ma non c’è stato nessun incidente. Basta vedere quello che scrive l’Osservatore Romano.
Silurando Boffo poi si è fatto un regalo a Bertone. E la reazione di Bagnasco era prevedibile. La crisi si è aperta più Oltretevere che nei rapporti tra Santa Sede e Governo.

(un anonimo vicino al premier sul caso Boffo)

Che le porte le apra il Vaticano” ha detto sabato il ministro Bossi a proposito degli immigrati e già qualcosa di simile aveva detto il ministro Maroni un mese addietro: il ritornante paragone tra noi e il Vaticano traballa ma è istruttivo per la luce che getta sul cristianesimo “identitario” della Lega, che può lietamente convivere con la polemica sugli insegnamenti morali della Chiesa. Quel paragone segnala anche l’inopportunità, nel mondo globale, che il Vaticano continui a giocare al piccolo stato che ha leggi proprie su ogni questione. Un gioco aperto a ogni equivoco, se l’interlocutore ha bisogno di un argomento polemico.
Il fallimento di un Progetto Culturale
"Feltri rimangia all’inizio di dicembre lo schifo prodotto a fine agosto e la scena è per stomaci forti. Conoscendo il suo disinteresse possiamo stare certi che si tratta di soldi: ritratta e loda per non pagare o per pagare di meno."
"In Italia, la sentenza è un anticipato regalo di Natale al nostro presidente del Consiglio, cui viene offerta una imprevista e gratissima occasione di presentarsi nelle vesti a lui invero poco consone, di difensore della fede, dei valori tradizionali, della famiglia, del matrimonio, della fedeltà, che quell’uomo in croce è venuto a insegnare. È venuto per tutti, e dunque anche per lui, ma questo regalo di Natale non glielo fa Gesù bambino bensì piuttosto quel rubizzo, giocondo e svampito Babbo Natale che fra poche settimane ci romperà insopportabilmente le scatole, a differenza di quel nato nella stalla."
Fuoco amico
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Se la Chiesa interviene per difendere la vita, minacciata da aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche, o la famiglia fondata sul matrimonio, la “Chiesa del silenzio” viene invocata dai radicali e dalla sinistra. Se, al contrario, difende la dignità degli immigrati, allora è la Lega a volere il silenziatore. Stupisce, da una parte e dall’altra, l’invito alla Chiesa e ai suoi rappresentanti a non occuparsi di ciò che succede nel Paese e badare solo a “ciò che le compete”. Come se la difesa della dignità di ogni vita umana (dal bambino condannato a non nascere allo straniero inghiottito nel mare oltre che nell’indifferenza generale) non fosse di sua competenza.

A chi sostiene che compito della Chiesa è la carità, quello dei governanti far rispettare le leggi, ricordiamo che dovere dei cristiani è denunciare come ingiuste le conseguenze di leggi che violano l’uguaglianza e i diritti fondamentali di ogni uomo. La logica del Vangelo non ammette silenzi. La reticenza può salvare equilibri politici, ma non tacitare la coscienza. Sì a compromessi realistici, ma non al prezzo della dignità.

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"Perche’ qualche collega non va a Terni a parlare con i protagonista della vicenda Boffo, cioè il marito della signora molestata nonché la stessa che lo denunciò?"
Una domanda (non 10)
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Tratteremo con la Segreteria di Stato al momento opportuno. Ma non c’è stato nessun incidente. Basta vedere quello che scrive l’Osservatore Romano.
Silurando Boffo poi si è fatto un regalo a Bertone. E la reazione di Bagnasco era prevedibile. La crisi si è aperta più Oltretevere che nei rapporti tra Santa Sede e Governo.

(un anonimo vicino al premier sul caso Boffo)

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"Che le porte le apra il Vaticano” ha detto sabato il ministro Bossi a proposito degli immigrati e già qualcosa di simile aveva detto il ministro Maroni un mese addietro: il ritornante paragone tra noi e il Vaticano traballa ma è istruttivo per la luce che getta sul cristianesimo “identitario” della Lega, che può lietamente convivere con la polemica sugli insegnamenti morali della Chiesa. Quel paragone segnala anche l’inopportunità, nel mondo globale, che il Vaticano continui a giocare al piccolo stato che ha leggi proprie su ogni questione. Un gioco aperto a ogni equivoco, se l’interlocutore ha bisogno di un argomento polemico."

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