"Il volto ferito e pieno di sangue di Silvio Berlusconi non può che lasciare sgomenti, non riesco ad immaginare una persona seria o che ami definirsi democratica e perbene che possa avere una reazione diversa."
"Mi delizia l’dea del versatile Berlusconi che difende D’Alema con i polacchi, contrari ad accettarlo come ministro degli Esteri dell’Unione Europea per il suo passato comunista: “Comunista, non esageriamo! Il nostro comunismo non era mica il vostro e non tutto era negativo neanche nel vostro, l’ha detto persino il grande Papa polacco. E poi dobbiamo guardare avanti, mica possiamo continuare a dare del ‘comunista’ a dritta e a manca”. Per la legge del contrappasso – o della contropartita – mi godo l’arguto D’Alema che spiega – poniamo a Gordon Brown – come non sia il caso di menare scandalo per il berlusconiano conflitto di interessi: “In Italia non abbiamo mai avuto una legge in materia e non potevamo farla ad personam. Del resto la nostra sensibilità su denaro e politica è diversa dalla vostra: abbiamo avuto un’Agnelli ministro degli Esteri e ne eravamo tutti contenti”. Mi piace il rimescolamento delle carte."
"E’ l’ultima, lampante esplicazione del conflitto di interessi. Ma così lampante che nessuno di noi ci ha fatto caso. Provate a pensarci un attimo. I carabinieri ricattatori filmano Marrazzo e provano a vendere il video a un giornale del presidente del Consiglio. Non importa che il presidente del Consiglio abbia evitato di infierire. Resta il fatto che, grazie al suo ruolo di tycoon mediatico, gli era stata offerta la possibilità di distruggere un avversario politico. E pensare che molti fingono ancora di non capire quale differenza passa, ai fini delle regole democratiche, fra il possesso di una fabbrica di frigoriferi e il controllo di una che produce rotocalchi e programmi televisivi. Ma questo totale disinteresse per i conflitti di interesse rivela anche qualcos’altro. Assuefazione. Ogni cosa, a furia di esserci, finisce per sembrare inesorabile. Mancanza di senso dello Stato, e lo si è appena visto proprio con Marrazzo: tutti scandalizzati dalle sue frequentazioni e non perché si recava agli incontri con l’auto di servizio. Rivela soprattutto disprezzo per le istituzioni. Viene il dubbio che gli italiani sappiano benissimo quali rischi si corrano a consegnare il governo nelle mani di un imprenditore di quel calibro e di quel ramo. Ma è tale il loro disprezzo per i politici di professione che ritengono meno grave truccare il gioco della democrazia che riaffidare le redini della Repubblica allo schema classico, in base al quale il mondo dei media e degli affari condiziona la politica attraverso le lobby, ma non si sostituisce a essa per esercitare direttamente il potere. E un editore, quando riceve un video compromettente, decide in base alle sue valutazioni di editore, non di presidente del Consiglio."
"Un giorno gli storici dovranno indagare le ragioni di questo innamoramento collettivo che con la politica non ha nulla a che fare. Come sia stato possibile che una persona intelligente, caparbia e spregiudicata - un uomo d’affari, mica Gandhi e nemmeno Michael Jackson - abbia potuto insinuarsi nel vuoto italiano e suscitare sentimenti così forti di immedesimazione e ripulsione. Quanto dev’essere stata mediocre la nostra classe dirigente, se ha spinto milioni di cittadini a identificare un uomo con una nazione e un’azienda con un partito, al punto che contro una sentenza che penalizza la Fininvest è pronta a mobilitarsi la metà del popolo italiano. I francesi non farebbero la colletta per pagare le multe a Sarkozy. Nelle altre lingue mancano persino le parole per descrivere un fanatismo che impedisce ormai qualsiasi comunicazione non solo fra chi lo ama e chi lo odia, ma anche fra costoro e tutti gli altri, che vorrebbero semplicemente andare oltre, possibilmente avanti."
Quattro cose sul lodo Alfano
Che 'vve state a aggita'?
Osce a Berlusconi "Ritiri le querele ai giornali"
"Sento degli applausi, voglio vedere chi applaude, se è Aquilano. Cerco mani che battono e non le trovo. Ma gli applausi ci sono, escono da un altoparlante. Come in una sit com."