15 2 / 2012

"Ma non è solo colpa dell’ente pubblico, evidentemente persuaso che le canzonette da sole non bastano. Una buona quota di responsabilità l’abbiamo anche noi giornali. E’ dal 1987, anno del famoso Fantastico in cui il guru si inceppò come un motore rotto, che vige la vulgata giornalistica di un Celentano che parla per insegnare, tace per meditare. Ma quali meditazioni. I silenzi del cantante dipendono dai vuoti di memoria, dalle sconnessioni intellettuali, dai tranelli del linguaggio articolato. Venticinque anni fa lo salvò Bruno Gambarotta, riuscendo in qualche modo a farlo sillabare. Adesso provvedono due marchingegni elettronici, uno per orecchio, del tipo inventato da Gianni Boncompagni quando teleguidava Ambra. Vien persino da rimpiangere le dimenticanze, almeno stava zitto."

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  3. mau ha detto: il buon Gambarotta, cooptato al volo :-)
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