Niente

C'è chi lo sa esprimere molto, ma molto meglio di me

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gravitazero:

amaggiorragione:.



Italian history for dummies


(via catastrofe)

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amaggiorragione:.

Italian history for dummies

(Fonte: blackblob)

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Moraglia ha chiesto al rettore del seminario diocesano di inviare i seminaristi a collaborare ai soccorsi: «Queste vicende sono una scuola di vita: aiutano a essere più uomini. Impareranno qualcosa di vero e reale. Anche questo è importante per la loro formazione. Il nostro compito è stare in mezzo alla gente. Stai a sentire le persone, cerchi di tirar fuori quello che hanno dentro, incoraggi, dai una carezza. Finché c’è un rapporto forte tra parroco e comunità, ogni difficoltà può essere guardata con la certezza che sarà superata. Questa alleanza permetterà di riscoprire quella dimensione umana che abbiamo perso con il consumismo e con un’educazione che non aiuta i giovani a gustare la fatica della conquista».

Moraglia sale in gondola - Vatican Insider (se è un tipino così benvenutissimo!)

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Okay, quanto scritto era molto scorretto. Ci siamo da tempi disabituati, a forzare stereotipi culturali nel giudizio sui nostri vicini. Simile impostazione viene considerata rozza, o peggio ancora razzista, sebbene – per rimanere su questo piano – non sia chiaro in che misura gli italiani siano una razza. Ma con il carattere nazionale ci si comporta come la differenza di sesso. Sarebbe da tempo eliminata, eppure ci scontriamo con essa quotidianamente…Infatti c’è un’intera industria che prospera sulla separazione tra Marte e Venere… A questo fa da pendant la guida turistica, che introduce una persona nelle caratteristiche e con le tipologie delle culture straniere.

La bufala di Repubblica sui tedeschi e Schettino - Giornalettismo

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Dobbiamo inoltre fare attenzione a non perdere il senso della misura, e a non misurare tutto in rapporto all’Olocausto. Poiché dietro di noi c’è una sofferenza così terribile, potremmo essere indifferenti a ogni sofferenza meno violenta della nostra. Chi ha molto sofferto può non rendersi conto del dolore degli altri, e questo è un comportamento del tutto naturale. Come alfieri dell’antinazismo dobbiamo acuire la nostra sensibilità, e non diminuirla. Perché dobbiamo ricordarci che il fatto di essere stati vittime non è sufficiente per conferirci uno status morale. La vittima non diventa morale in quanto vittima. L’Olocausto, al di là delle azioni turpi nei nostri confronti, non ci ha dato un diploma di eterna rettitudine. Ha reso immorali gli assassini, ma non ha reso morali le vittime. Per essere morale bisogna compiere degli atti morali; e per questo affrontiamo degli esami quotidiani.

Ma l’Olocausto non è misura di tutte le cose-Abraham Yehoshua - LASTAMPA.it

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“Meglio per lui che gli capiti una giuria di Los Angeles…” (di Alfiere1897)

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Le proposte delle professioni / Scrive Enzo Iacopino (giornalisti)

dariodivico:

È il momento della responsabilità e del coraggio. Le professioni hanno, senza dubbio, il dovere di dare risposte alle necessità di cambiamento del Paese.
Ma è anche il momento della verità. Non per rivendicare sterili diversità o per arroccarsi a difesa di quel che esiste e che lascia insoddisfatti, per primi, proprio noi. Per questo l’Ordine dei giornalisti offrirà, oggi, al ministro della Giustizia punti fermi di una proposta di riforma, che sarà perfezionata mercoledì dal Consiglio nazionale.
La verità impone di affermare che l’informazione non è merce come altre, anche se qualcuno la tratta così: è un diritto primario dei cittadini, sancito dalla Costituzione ed esplicitamente richiamato assieme a quelli alla salute e alla difesa.
I giornalisti non hanno privilegi da conservare. Quanti, per uscire dal vago, sono a conoscenza che alcune migliaia di loro non riescono a mettere insieme più di 5.000 euro l’anno e che la soglia dei 10.000 euro viene vissuta come una conquista da un gruppo altrettanto numeroso? Quanti sono consapevoli che si può rischiare la vita, minacciati da una delle molte organizzazione criminali, mossi solo dalla voglia di servire i cittadini? E’ accaduto pochi giorni fa, ultimo di un insopportabile elenco, a Giovanni Tizian, a Modena. Vive sotto scorta per una retribuzione oraria pari al 20% di quella di una colf. Non è un errore: il 20%!
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, lo sa. Così molti ministri. C’è, nel nostro mestiere, un’area nella quale sono rinchiusi migliaia di sognatori — professionisti e pubblicisti — che vengono trattati come i raccoglitori di pomodori o di olive. Un «caporale» che li arruola, troppi altri che guardano dall’altra parte mentre vengono sfruttati. Certo, li trattano con dolcezza: li chiamano precari. Una vergogna che si aggiunge alle altre vergogne.
Il dolore che tutto questo provoca dà coraggio. Così nascono le linee di una riforma indifferibile. L’Ordine dei giornalisti, sia pure con consigli di disciplina autonomi, dovrà far rispettare la deontologia e dovrà creare condizioni per una formazione permanente. A tutela dei cittadini dovrà esserci un garante del lettore (il Corriere è stato, credo, il primo ad istituirlo) e c’è, evidente, la necessità che chi si occupa di materia tanto delicata non completi i suoi studi con l’esame di Stato, esame che dovrà affrontare chiunque vorrà dirsi giornalista, sia che voglia esserlo in maniera esclusiva, da professionista, sia che scelga, da pubblicista, di affiancare altra professione.
Noi vogliamo regole che innanzitutto tutelino i diritti dei cittadini. Chiarendo, subito, che tra i giornalisti non c’è il numero chiuso e che per diventare professionisti è necessario un tirocinio proprio di 18 mesi che può essere fatto anche attraverso Master riconosciuti e attività svolta nelle redazioni.
La riforma che vogliamo prevede un Albo unico, con i due elenchi (professionisti e pubblicisti) che si formeranno con una opzione da esercitare dopo l’esame di Stato. E prevede anche una scelta di grande valore morale, che non consiste tanto nella doverosa tutela di quanti oggi sono iscritti nell’elenco dei pubblicisti, ma punta ad offrire alle migliaia tra di loro, che in questi anni hanno subito mortificazioni non solo economiche, la possibilità di accedere all’esame di Stato.
Ci vuole coraggio, per fare scelte come queste in un momento di difficoltà del settore. Noi lo abbiamo avuto. Occorrerà vedere se il governo Monti saprà averlo o non si rifugerà nella strada più comoda del ragionar per mucchi.
Enzo Iacopino
Presidente del Consiglio Nazionale
dell’Ordine dei Giornalisti

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Cosicché si potrà dire che questa marcia è andata bene. Non sono bevuto, ho scritto “bene”. Perché ha ottenuto il massimo possibile. Non dobbiamo essere tutti fratelli e sorelle. Dobbiamo rispettarci come concittadini e vivere sicuri. Uno accanto all’altro. “Amarci” è troppo e non si può chiedere a nessuno. Soprattutto a chi ha appena ha avuto due morti. Di cui una è Joy, che sorride nelle foto.

La marcia separata di Tor Pigna

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tumblbur:

Woody Allen, Manhattan, 1982. 

CE L’HO!!

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Woody Allen, Manhattan, 1982. 

CE L’HO!!

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…e allora mi son detto: « Niente

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…Nessuno si azzarda a protestare: il generosissimo leader di Doha (ha appena versato 50 milioni alla Francia) vanta almeno quaranta alte onorificenze al mondo. Fra le pochissime che si è autoconsegnato ce n’è una curiosa: Gran Maestro dell’Ordine della Galanteria. Chissà come l’ha meritata.

L’emiro del Qatar

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Ma sopratutto auspico - e sono pronto a scendere in piazza e manifestare - per far in modo che possa entrare sul mercato del trasporto su rotaia un nuovo operatore, magari straniero, magari no frills che proponga un treno veloce Roma-Milano a classe unica a 50-60 euri.
E tutti gli altri che si ubriachino pure di Carpenè Malvolti.

La lotta di razze (e di classe) del monopolista

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barackobama:

Photo of the day? Photo of the day.

barackobama:

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Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.
L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.

L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90. L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.
Che poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.

Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia « Mazzetta

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Per non dimenticare che festeggiamo il Natale con l’iconografia di una pubblicità del 1931 di una bibita gassata con caffeina
(via EmmeBi [un blog leggero])

Per non dimenticare che festeggiamo il Natale con l’iconografia di una pubblicità del 1931 di una bibita gassata con caffeina

(via EmmeBi [un blog leggero])

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Per non dire che “la mortificante realtà in cui operano migliaia di giovani” si deve spesso alla pigra e privilegiata realtà in cui operano parecchi vecchi.

Chi, io? | Wittgenstein

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